Curiosità

LA STORIA DEL GLUTINE

CerealiLa storia del glutine ha inizio all’incirca 10 mila anni fa con l’introduzione della coltivazione dei cereali nella zona della “Mezza Luna Fertile” (l’attuale Turchia, Iran, Iraq). In seguito, tale coltivazione venne estesa anche in Europa, ma prima di allora, il grano utilizzato dai nostri antenati, il monococco, conteneva poco glutine. Inizialmente si trattava di cereali con spighe minuscole che col passare dei secoli divennero più grandi e produttive, con un tenore proteico più elevato. I grani dunque cambiarono molto e furono selezionati per una sola specifica qualità: la capacità di produrre glutine, un legante indispensabile per avere prodotti come il pane lievitato e poi, molto più tardi, la pasta. Non è stato dunque un movente nutrizionale, ma una spinta produttiva a far sì che, nei secoli, il contenuto in glutine abbia raggiunto il 50% del totale delle proteine.

CELIACHIA E VITAMINA A

slide2_28Da recenti studi si è appreso che la vitamina A sarebbe tra i primi fattori che possono scatenare l’intolleranza al glutine o che quanto meno ne accelerano l’insorgenza! A rivelarlo è una ricerca di Bana Jabri, medico del Celiac Disease Center e del Comprehensive Cancer Center dell’Università di Chicago. Secondo il dottor Jabri si è riscontrato che elevati livelli di IL-15 nell’intestino sono in grado di dare il via ai processi infiammatori che determinano i primi stadi della malattia celiaca in coloro che sono geneticamente predisposti. Lo studio ha dimostrato anche che nel trattamento delle patologie infiammatorie intestinali, la vitamina A ed i suoi metaboliti dell’acido retinoico sono più probabilmente nocivi che benefici. Questo studio è il primo ad identificare un anomalo cammino biochimico come fattore eziologico della perdita di tolleranza agli antigeni presenti negli alimenti. Tuttavia quale tipo di disgregazione sia responsabile delle allergie alimentari, purtroppo, rimane ancora sconosciuto.

COSMETICI GLUTEN FREE

Negli ultimi anni sono aumentate le linee cosmetiche che si vantano di aver rinunciato a profumi, conservanti, coloranti ed in generale, a sostanze chimiche sintetiche. Di recente sono comparsi anche cosmetici gluten free come rossetti e matite per le labbra senza glutine (in considerazione del fatto che il rischio è legato a una possibile ingestione accidentale del prodotto), ed ancora ombretti, fondotinta, ciprie, fino ad arrivare alla cosmesi per il corpo come creme, emulsioni, saponi, shampoo e lacche per capelli. Alla luce di questi nuovi prodotti di bellezza, c’è quindi da chiedersi: i celiaci rischiano delle crisi nell’utilizzo dei comuni cosmetici?

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ci fornisce come sempre, una risposta piuttosto esaustiva: il glutine non passa attraverso la cute e quindi un prodotto cosmetico su un paziente celiaco non può in nessun modo causare una crisi a meno che non sia ingerito; ed anche in caso di un’assunzione involontaria, la quantità di glutine sarebbe troppo bassa per scatenare una risposta a livello dei villi intestinali. Pertanto il Comitato Scientifico dell’AIC ha già espresso parere negativo sull’utilizzo di diciture o simboli relativi all’assenza di glutine sui cosmetici, poichè non presentano alcuna pericolosità per i soggetti affetti da celiachia.

 

CELIACHIA E TEST DELLA SALIVA

Gli intolleranti al glutine sono tanti e crescono sempre di più. Il problema è che il 90 per cento di loro non sa di essere celiaco, un guaio soprattutto se il paziente in questione è un bambino: l’intolleranza al glutine provoca infatti malassorbimento e può dare disturbi della crescita, durante il periodo dello sviluppo. È per questo che alcuni pediatri dell’università di Roma “La Sapienza”, guidati dalla responsabile del Centro Celiachia Margherita Bonamico, hanno proposto uno screening per la malattia, semplice e non invasivo, a oltre 7000 bimbi della capitale fra i sei e gli otto anni. Per il test è stata raccolta una piccola quantità di saliva, analizzata per la presenza degli anticorpi anti-transglutaminasi tipici della celiachia. I bimbi che risultavano positivi sono stati invitati a fare un’endoscopia di conferma e, una volta avuta la diagnosi, hanno iniziato la dieta senza glutine e sono stati quindi seguiti per tre anni per capire se la tolleravano bene e se questa aveva ripercussioni sul loro sviluppo. I risultati della ricerca, presentati di recente a Chicago durantela Digestive DiseaseWeek, dimostrano innanzitutto che l’1,3 per cento dei bimbi soffre di celiachia: in un caso su tre si tratta di una forma tipica, in due terzi dei bimbi era una forma “silente” che non dava grossi sintomi. I bimbi positivi al test della saliva sono risultati positivi anche ai test degli anticorpi nel sangue e all’endoscopia. Il test salivare potrebbe essere quindi un buon mezzo per scovare i casi non diagnosticati.

DATA DI NASCITA E CELIACHIA

Una ricerca statunitense condotta su circa 400 bambini e ragazzi celiaci ha rivelato che il 57 per cento dei pazienti è nato nel periodo da marzo ad agosto e solo il 43 per cento da settembre a febbraio. Sarebbero in gioco fattori ambientali come l’esposizione alla luce solare e la quantità di vitamina D prodotta dall’organismo nei primi mesi di vita, secondo gli autori. Che perciò ipotizzano l’opportunità di modificare l’introduzione dei cibi contenenti glutine prima o dopo durante lo svezzamento a seconda della data di nascita.